Paola Sarappa | Blog

Photojournalism and Documentary Photography

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“L’orizzonte degli eventi”, un libro di Cristò

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Artisti si nasce o si diventa? Sicuramente al mondo esistono due fazioni ben distinte, e numericamente simili, che la pensano nell’uno o nell’altro modo e con ragionevoli motivazioni che avvalorano la loro tesi. E scrittori invece? Bisogna saper scrivere, certo. E bisogna saper raccontare storie. Altrettanto ovvio. Conoscere la grammatica, la sintassi, la struttura di un racconto e poi leggere, leggere molto.

Quel che affascina dell’essere scrittore, o musicista o pittore, non è forse il mito dell’artista bohemien, quel personaggio un po’ schivo, un po’ introverso che non diventerà mai veramente famoso se non dopo la sua morte? I libri di storia dell’arte e della letteratura sono pieni di personaggi simili e anche la cronaca contemporanea non disdegna ogni tanto di regalarci la fine tragica di un personaggio, più o meno famoso, distrutto dalla vita che il suo essere artista gli ha imposto.

La domanda è sempre la stessa: qual è quella pulsione misteriosa che spinge un essere umano a esprimersi tramite l’arte, a volte fino alla distruzione completa del sé? Cosa spinge un uomo a creare un prodotto artistico e perché esattamente? Probabilmente non esiste una risposta a questa domanda, soprattutto per un artista. Quel che conta per lui è creare. In questo caso essere artista è già una risposta, che si sia nati tali o si sia consapevolmente scelto di diventarci.

La cosa bella, inoltre, è sapere che questo non si limita ai pochi eletti che calcano le scene: il mondo è disseminato di tante persone meravigliose che, camuffandosi nella vita di tutti i giorni, travestiti da operai, casalinghe, vigilanti o camerieri, portano avanti il loro sogno nell’esigenza di raccontare.

Sono un modo che il mondo ha per raccontare storie.

A loro è dedicato il libro “L’Orizzonte degli eventi” di Cristò (Il Grillo Editore), scrittore barese “sconosciuto”, che ha anche un cognome, come si legge sul retro della copertina, dove si legge anche che il suo nome è più che sufficiente. Un voler sottolineare, forse, che gli artisti sono artisti, anche se sconosciuti.

Poco importa se i personaggi del racconto si rifanno all’autobiografia o sono puramente inventati. Se i fatti narrati hanno o meno una relazione con la realtà. Molto più importante è la loro consapevolezza di essere personaggi. Almeno per il protagonista del libro, Donatello, che sente la responsabilità di dar loro vita. E diventare scrittore porta con sé il peso di questa responsabilità. È una scelta, quasi come mettere al mondo un figlio.

Tutto quello che accade e che viene raccontato nel libro è stato scelto dall’autore, così come nella realtà, dove i personaggi siamo noi e la storia è la nostra vita. Sta a noi la scelta e la consapevolezza delle nostre azioni. Prima che si sia raggiunto il punto di non ritorno, prima che dal confine tra realtà e oblio si affondi, per non uscirne più, prima che questo “orizzonte degli eventi” (titolo preso in prestito dalla teoria dei buchi neri) diventi un ciclo infinito e ripetitivo di non scelte, “il vestito invisibile da cui niente, neanche la luce, può tornare indietro”, come si legge nella conclusione.

Il racconto di Cristò inizia con l’immagine di un uomo di 83 anni, Giovanni Bartolomeo, seduto sulla sua poltrona vinaccio sotto la lampada grande, mentre sta leggendo un libro. Giovanni Bartolomeo inizia ad accusare i primi segni della vecchiaia e l’oblio incombe su di lui sotto forma di Alzheimer. Non ricorda più tante cose, non riconosce più sua figlia e chiede spesso che ora è, ma almeno su di una cosa Giovanni Bartolomeo ha le idee chiare: “Questo libro è una porcheria”.

Il blog di Cristò: http://cantodiscanto.blogspot.com/

Paola Sarappa

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Written by Paola Sarappa

06/06/2011 at 6:21 pm

This is my letter to the world. Judge tenderly of me!

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Back in London, again. This time to start this new great adventure: a Master in Photojournalism and Documentary Photography at London College of Communication. A dream for me. I wanted to attend this course so much and now that it has begun I’m happy, of course, but scared at the same time.

I do not think it is a simple photography course. For me it is like putting into play what I’ve learned through years of study and sacrifices. It’s like the day of reckoning, whether or not this will be my way in the future. However I’m sure that this course will give me the opportunity to deal with talented photographers and this will allow me to grow faster anyhow.

The idea of photojournalism came out of the need to combine my two greatest passions: photography and journalism. Actually photography came slowly over the years. My real background is painting and history of art (I have a degree in Academy of Fine Art). Then I moved to photography, because I thought it was a more contemporary and faster means of communication, potentially accessible to all, anywhere in the world.

After two years, spent to study and working as photographer, I attended a short course of journalism. At the beginning it was just a game. I never thought that this could have been a job, ever. I never thought I could be able to write anything more than a letter or an email to a friend. Surprisingly this passion increased more and more and now I’m the editor in chief of a newspaper. I work everyday, since more than one year now, and I just cannot stop.

For all this reason I am where I am now. I hope this year will be a great opportunity for me to get many incentives to improve, always, and never stop on what I achieved, but always continue to seek and pursue. I still don’t know what exactly but…we’ll see!

Paola Sarappa

Written by Paola Sarappa

18/01/2011 at 10:43 pm

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